lunedì 28 dicembre 2009

Sedersi sul luogo della Bodhi


Il maestro zen Doc The dice che quando ci si siede in meditazione bisogna tenere dritta la schiena e pensare così: “Sedere qui è come sedere sul luogo della Bodhi”. Il luogo della Bodhi è dove sedette il Buddha quando raggiunse l’illuminazione. Se è vero che chiunque può diventare un Buddha, e se i Buddha sono le innumerevoli persone che hanno raggiunto l’illuminazione, questo significa che molti sono stati seduti proprio dove ora sono seduto io. Sedersi dove si è seduto un Buddha ci fa sentire felici, e sedersi in uno stato di presenza mentale significa di per sé diventare un Buddha. Il poeta Nguyen Cong Tru fece la stessa esperienza quando, mettendosi a sedere in un certo posto, si rese conto all’improvviso che altri vi si erano seduti innumerevoli secoli fa, e che altri ancora sarebbero venuti a sedervisi nei secoli a venire:

Oggi mi siedo nello stesso posto
Dove altri sedettero in passato.
Fra mille anni altri ancora verranno.
Chi è che intona il canto, e chi l’ascolta?


Quel posto, e i minuti che vi trascorse, divennero un anello nella catena dell’eternità.
Ma la gente attiva, impegnata, non ha tempo da spendere a suo piacere, passeggiando lungo i sentieri d’erba verde e sedendo sotto gli alberi. Bisogna fare progetti, consultarsi con i vicini, risolvere milioni di problemi; bisogna darsi da fare. Bisogna affrontare ogni sorta di difficoltà, concentrandosi attimo per attimo su quello che si sta facendo, vigili, pronti a gestire la situazione con abilità e intelligenza.
Potreste chiedere: ma allora, come praticare la presenza mentale? La mia risposta è: concentratevi su quello che state facendo, siate vigili e pronti a gestire ogni possibile situazione con abilità e intelligenza; ecco la presenza mentale. Non vedo perché la presenza mentale dovrebbe essere qualcosa di diverso dal concentrare tutta la propria attenzione sul compito del momento, essere vigili e servirsi al meglio del proprio discernimento. Quando ci si consulta con qualcuno, si risolve o si affronta la situazione del momento, per ottenere buoni risultati servono calma e autocontrollo. Lo capirebbe chiunque. Se non siamo padroni di noi stessi ma lasciamo mano libera all’impazienza o alla collera, il nostro lavoro perde ogni valore.
La presenza mentale è il miracolo grazie a cui recuperiamo noi stessi e le nostre forze. Immaginate un mago che fa a pezzi il suo corpo mettendo le varie parti in punti diversi – le mani a sud, le braccia a est, le gambe a nord – e che poi, in virtù di un potere miracoloso, con un grido le raduna a ricomporre l’unità del corpo. Così è la presenza mentale: è il miracolo che in un baleno richiama richiama la nostra mente dispersa e la ricompone, consentendoci di vivere ogni attimo della nostra vita.


- da “Il miracolo della presenza mentale” di Thich Nhat Hanh -

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